Il ruolo dell’Agile Coach è spesso frainteso e la domanda da un milione di dollari è sempre la stessa: “Ma cos’è l’Agile Coaching?”
Ti va di scoprirlo insieme?
Buona lettura! 🙌
Il Framework delle Competenze dell’Agile Coach di ACI.
Le 8 Competenze Chiave dell’Agile Coach.
Per fortuna, l’Agile Coaching Institute (ACI) ci dà una mano con uno strumento fantastico per chiarire cosa fa davvero un Agile Coach che si rispetti: l’Agile Coaching Competence Framework.

Agile Coaching Competence Framework
Non si tratta di un modello prescrittivo e dettagliato, ma di un framework che descrive i binari in cui l’Agile Coach dovrebbe muoversi, mantenendo la flessibilità necessaria per adattare il suo ruolo al contesto specifico.
Iniziamo definendo brevemente le 8 competenze chiave dell’Agile Coach descritte dal Framework ACI:
1. Agile-Lean Practitioner.
- Ha un mindset agile, condivide i valori e i principi agili (che sono i suoi valori e principi) e ha un comportamento coerente con questi (Be Agile).
- È un esperto di framework e pratiche agili (Do Agile).
2. Teaching.
Il Teacher è un trainer, un insegnante che, seguendo un’agenda standard, istruisce gli altri trasferendo informazioni e conoscenze specifiche per aiutarli a sviluppare nuove competenze.
La prospettiva del Trainer non è neutrale rispetto al contenuto, perché la sua responsabilità è proprio quella di entrare nel merito fornendo informazioni, suggerimenti e indicazioni.La relazione tra Trainer e discenti è solitamente a breve termine, limitata ad argomenti specifici e a una o più sessioni di training.
3. Mentoring.
Il Mentor condivide la propria esperienza con le persone, offrendosi come modello, per supportarne lo sviluppo personale o professionale.
A differenza del Trainer, il Mentor offre ben più della propria conoscenza: offre la propria esperienza personale o professionale seguendo l’agenda della persona o del team (“Mentoree”).Le relazioni di mentoring sono solitamente a lungo termine, possono durare anche una vita intera (se uno trova il suo spirito-guida non lo molla più! 🤩) e, come per il coaching, possono essere individuali o a livello di gruppo o di team.
4. Professional Coaching.
L’International Coaching Federation (ICF) definisce il coaching come “una partnership con i clienti in un processo creativo e stimolante che li ispiri a massimizzare il loro potenziale personale e professionale”.
Per semplificare (mi perdonino i puristi del coaching), diciamo che il termine “clienti” qui sta a indicare il/i “Coachee”, ovvero la/le persona/e a cui si rivolge l’attività di coaching.
Il Coach attiva un processo di scoperta, stimolante e creativo, che aiuta individui e gruppi ad attingere al loro potenziale, alle loro esperienze e capacità per raggiungere i propri obiettivi (personali o professionali). Lo fa mantenendo una prospettiva non giudicante e neutrale, senza prendere posizione sui contenuti portati dal Coachee. È responsabile del processo di coaching, non di esprimere valutazioni/giudizi o fornire suggerimenti sugli obiettivi e la situazione specifica portati dal Coachee.Le relazioni di coaching sono generalmente a medio termine (un percorso di coaching dura generalmente da qualche mese a un anno) e possono essere individuali o a livello di gruppo o di team.
5. Facilitation.
Il Facilitatore crea un ambiente sicuro per aiutare le persone a trovare soluzioni creative, prendere decisioni e gestire i conflitti, “facilitando” il processo di scoperta e incoraggiando la partecipazione e il coinvolgimento di tutti i partecipanti.
Anche lui, come il Coach, si mantiene neutrale rispetto al contenuto: non prende posizione sull’argomento, non entra nel merito di cosa sia meglio fare, non suggerisce la strada da percorrere ma aiuta le persone a percorrere la strada che loro hanno scelto. Il suo compito è guidare il processo di scoperta per permettere alle persone di raggiungere i loro obiettivi.
La facilitazione è generalmente un’attività a breve termine che si svolge durante una o più sessioni o uno o più meeting.
6. Technical Mastery.
La competenza tecnica specifica del contesto in cui si opera (Marketing, IT, Risorse Umane, Legal, Processi, ecc.).
7. Business Mastery.
La competenza strategica e di business relativa a come l’organizzazione in cui si opera offre valore, fa innovazione e… fa soldi.
8. Transformation Mastery.
La competenza relativa alla gestione del cambiamento organizzativo e culturale, alla trasformazione della leadership e all’evoluzione dell’organizzazione.
Le 4 categorie delle Competenze dell’Agile Coach.
Per capire meglio le differenze tra le diverse competenze è utile schematizzarle un po’ e raggrupparle nelle quattro macro categorie descritte sotto:
1. Le Competenze di Dominio.
Technical Mastery, Business Mastery, Transformation Mastery: sono le competenze specialistiche che costituiscono il background tecnico e professionale dell’Agile Coach, le stesse competenze che entrano in gioco quando l’Agile Coach indossa il cappello del Teacher o del Mentor (COMPETENZE DI CONTENUTO).
L’Agile Coach è raramente un super esperto in ognuna delle tre aree di competenza (per i miracoli ci stiamo attrezzando! 😜): di solito è uno specialista in una delle tre con una discreta conoscenza di base anche delle altre.
2. Le Competenze di Contenuto.
Come dice il nome, le Competenze di Contenuto, Teaching e Mentoring, hanno l’obiettivo di trasferire a qualcuno che ne ha bisogno un contenuto, una conoscenza specifica.
3. Le Competenze di Processo.
Facilitation e Professional Coaching, diversamente dalle Competenze di Contenuto, guidano le persone attraverso un processo di scoperta, crescita e sviluppo di potenziale mantenendosi “neutrali” rispetto al contenuto.
4. La Competenza Agile-Lean Practitioner.
Avere una profonda conoscenza di Agile e Lean, condividerne valori e principi e saper applicare framework e pratiche è il minimo sindacale per chiunque aspiri al ruolo di Agile Coach (altrimenti si chiamerebbe solo Coach).
Un chiarimento sulle competenze.
- Il Teacher e il Mentor offrono la propria conoscenza (Teacher) o la propria esperienza (Mentor), quindi entrano nel merito del contenuto (“Content”).
- Il Coach e il Facilitator mantengono una posizione neutra rispetto all’argomento specifico (“Content”) e si focalizzano sul creare uno spazio in cui le persone possano valorizzare le loro risorse e scoprire un potenziale di cui spesso sono inconsapevoli. Sono responsabili di guidare il “Processo” di scoperta e non di influenzare il “Contenuto”.
- Le quattro competenze di Contenuto e di Processo sono diverse da quelle di Dominio per l’”intenzionalità”: sono degli “spazi” in cui l’Agile Coach decide intenzionalmente di muoversi esercitando una scelta consapevole su quale competenza sia meglio esercitare per rispondere a specifiche esigenze del team o dei singoli membri.
P.S.: spesso per indicare le competenze di Contenuto e di Processo si parla di “Stances”, cioè posture o atteggiamenti. A me piacciono invece molto la metafora del “cappello” 🤠 diverso che l’Agile Coach indossa o dello “spazio” in cui decide di spostarsi a seconda delle occasioni.
Su come l’Agile Coach sia in grado di effettuare questa scelta, ti chiedo un po’ di pazienza: ci arriviamo tra un po’.
La Coaching Stance.
Dobbiamo essere chiari su un punto: quando diciamo “Agile Coach”, il termine più importante è “Coach”, non “Agile”.
La “Coaching Stance” è il cuore del Framework ACI: è il nucleo del tuo lavoro come Agile Coach, è il punto da cui parti ogni volta che ti sposti in altri “spazi” (Mentoring, Teaching o Facilitation) e in cui ritorni prima di spostarti di nuovo.
Qualsiasi sia il “cappello” che decidi di indossare per aiutare nel modo migliore le persone, lo fai sempre con un “atteggiamento di coaching”, con lo spirito di servizio che lo caratterizza, con l’obiettivo di stimolare la crescita delle persone e portarle verso il successo. Sempre, senza se e senza ma, anche quando stai svolgendo il ruolo di Trainer, Mentor o Facilitatore.
Hai presente quel paio di pantofole tanto comode che indossi ogni volta che rientri a casa, anche se devi uscire di nuovo dopo 5 minuti? Beh, il coaching è proprio come quelle pantofole: “indossi” il coaching ogni volta che ti sposti in un altro spazio per “centrarti” di nuovo e ricordarti che sei, prima di tutto, un Coach! ✨
Il Coaching permea tutto il tuo lavoro e, quando sei un bravo coach, anche la tua vita (se non ci credi chiedilo a mio marito …).
Come Coach devi lavorare sodo per mantenere:
- Neutralità: Devi essere imparziale e neutrale rispetto a ciò che il cliente ti porta, ti dice, alla sua storia e ai suoi obiettivi.
- Assenza di giudizio: Non sta a te giudicare ciò che è giusto o sbagliato. Conta solo quello che è giusto o sbagliato per il tuo cliente.
- Stare a proprio agio nel “non sapere”: Come Coach non devi conoscere tutto della vita del tuo cliente, solo quello che è funzionale alla sua crescita e ai suoi obiettivi.
- Rispetto dell’agenda del cliente: Gli obiettivi da raggiungere e la modalità con cui farlo sono quelli del tuo cliente, non i tuoi.
- Indipendenza del cliente: Devi aiutare il tuo cliente a diventare autonomo, a non dipendere da te, a non usarti come una stampella.
- Non collusione: Il tuo cliente non è un tuo amico, non devi diventare complice dei suoi atteggiamenti o convinzioni disfunzionali solo per compiacerlo. Come recita il proverbio: “il medico pietoso fa la piaga puzzolente”. Uomo (o donna) avvisato…
- Presenza: Quando fai il coach, fai il coach e basta. Sei lì per il tuo cliente: spegni il cervello, lascia a casa problemi e preoccupazioni e pensa solo a lui.
- Riservatezza: Quello che accade durante una sessione di coaching rimane tra le quattro mura della stanza, tra coach e coachee.
- Fiducia: Ti ricordi come ICF definisce il coaching? Come una “partnership”! Non esiste coaching se non in un contesto di fiducia reciproca e sta a te come coach il compito di costruirla e coltivarla.
Role Modeling.
Chiunque sia genitore sa che i bambini sono influenzati più dal comportamento dei genitori che dalle loro parole.
Anche l’Agile Coach ha la stessa responsabilità perché il suo comportamento influenza quello degli altri.
Se chiede agli altri di abbracciare dei valori e dei principi, deve lui per primo rappresentare un “modello di ruolo” che agisce coerentemente con quegli stessi valori e principi.
Solo così le persone inconsciamente tenderanno a replicare i suoi comportamenti e a rafforzare l’idea che quei valori e principi siano qualcosa di concreto, raggiungibile e desiderabile.
Un comportamento incoerente non solo delegittima il coach, ma delegittima il mindset che vorrebbe promuovere e impedisce alle persone di crescere ed evolversi. Sviluppare l’autoconsapevolezza per prendere coscienza dei propri schemi inconsci e gestire le situazioni in cui si fatica a mostrarsi coerenti, è una delle competenze chiave per un Agile Coach di successo.
Coaching Signals: quando utilizzare Facilitazione, Coaching, Mentoring o Insegnamento?
Ma come fa un Agile Coach a capire quando è necessario mettere il “cappello” di Trainer, Mentor, Facilitator o Coach?
Semplice, l’Agile Coach ha delle “antenne” molto speciali per captare i segnali che arrivano dall’ambiente e interpretarli, decidendo quale “spazio” occupare per rispondere in modo fluido ai bisogni delle persone e guidarle verso il successo.
Ed eccole qui queste “antenne” speciali:
- Intelligenza Emotiva: La capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni e riconoscere, comprendere e influenzare le emozioni degli altri.
- Ascolto Attivo: Ascoltare per capire, non per rispondere. Ascoltare tutto, non solo le parole, ma anche i segnali non verbali e para verbali e, soprattutto, “ascoltare il silenzio” che dice più di mille parole. Un vero Coach parla poco e ascolta molto.
- Feedback: Offrire un feedback sincero, diretto ma gentile e rispettoso come un’opportunità di crescita e miglioramento.
- Domande Potenti: Domande aperte, curiose, generative, non giudicanti, che aprono la scoperta di nuove prospettive e consapevolezze.
E, solo per rispondere alla domanda “Agile Coach si nasce o si diventa?”, l’Agile Coach non è nato con queste “antenne” molto speciali ma le ha sviluppate nel tempo con tanto impegno e tanto lavoro.
Ma torniamo a noi e vediamo quando utilizzare Facilitazione, Coaching, Mentoring o Insegnamento.
📢 Metti il cappello da FACILITATORE quando le persone hanno bisogno di un ambiente collaborativo per:
- Creare consenso
- Gestire i conflitti
- Scoprire soluzioni innovative
- Svolgere meeting in modo positivo (assicurarsi il contributo di tutti) e produttivo (rispettare l’agenda, gli obiettivi e i tempi).
Esempi:
- “Il nostro team non riesce a trovare una soluzione/un accordo: ci aiuti a farlo?”
- “La cosa che dobbiamo fare è davvero difficile. Continuiamo a girarci intorno e non riusciamo a capire da dove partire”
- “I nostri meeting durano un’infinità, sono solo una perdita di tempo perché non si conclude mai nulla”
- “Noi con questo collega non riusciamo proprio a lavorare: le abbiamo provate tutte ma è una guerra continua che sta minando l’armonia del team”.
📢 Entra nello spazio di COACHING quando le persone (i Coachee) vogliono attingere al proprio potenziale, alle proprie risorse, esperienze, capacità per stabilire e raggiungere i propri obiettivi.
Esempi:
- “Ho difficoltà nello stabilire le priorità nel mio lavoro/nella mia vita e mi piacerebbe imparare a farlo”
- “Vorrei imparare a comunicare in modo più efficace con i miei colleghi”
- “Voglio crescere professionalmente e ottenere una promozione”.
📢 Usa l’INSEGNAMENTO se le persone hanno bisogno di acquisire informazioni, conoscenze o competenze.
Esempi:
- “Mi hanno appena inserito in un team Scrum ma non ne so nulla di questo framework”
- “Sono il Product Owner del mio team ma non so come gestire il Product Backlog”
- “Mi occupo di qualità e vorrei capire meglio cos’è la Definition Of Done in Scrum e come può aiutarmi”.
📢 Agisci come MENTOR quando le persone desiderano ricevere da te una guida e dei consigli per stabilire e raggiungere i propri obiettivi.
Esempi:
- “Sei uno Scrum Master fantastico: mi piacerebbe tanto imparare da te come crescere in questo ruolo”
- “Mi piace il tuo stile di comunicazione: vorrei imparare dalla tua esperienza come comunicare meglio”.
È fondamentale che l’Agile Coach, quando si muove nei diversi “spazi” di Teaching, Mentoring, Professional Coaching e Facilitation, sia molto chiaro e trasparente nel comunicare alle persone che sta “cambiando posizione” e che espliciti quale nuova posizione sta assumendo. La relazione tra un Agile Coach e le persone si fonda sull’etica, il rispetto e la fiducia ed è importante chiarire bene i ruoli, la relazione e i risultati da raggiungere per non deludere e confondere le persone tradendo le loro aspettative.
Scegliere consapevolmente.
Indossare consapevolmente il “cappello giusto” 🤠 è essenziale per supportare al meglio le persone e i team e, a volte, una stessa sessione può richiedere il passaggio da un “cappello” all’altro.
L’Agile Coaching Competence Framework ci aiuta a ricordarci quali sono i binari su cui muoverci, ma scegliere il cappello giusto dipende da noi, dalla nostra capacità di riconoscere di cosa hanno bisogno le persone, dalle nostre “antenne speciali”.
Scegliere il cappello giusto e indossarlo consapevolmente richiede molta pratica e molto esercizio, ma è essenziale per svolgere il nostro lavoro di Agile Coach nel migliore dei modi!
Agile Coaching VS Professional Coaching.
Altra domanda da un milione di dollari: “Che differenza c’è tra un Agile Coach e un Professional Coach?”.
Sebbene la postura del Coach sia il cuore del lavoro dell’Agile Coach, il fatto che il suo ruolo venga, per così dire, “contaminato” dalle altre posizioni che può assumere (Teacher, Facilitatore e Mentor) non lo rende un Professional Coach “puro”.
È vero che come Agile Coach usiamo le competenze del Professional Coach per aiutare le persone a raggiungere i propri obiettivi, guidando il processo di coaching, ma in qualità di Mentor e Teacher non possiamo lasciare che sia l’agenda del Coachee a dominare completamente perché dobbiamo integrarla con la nostra agenda: e la nostra agenda ci chiede di “influenzare” il Coachee perché abbracci un mindset agile e ne adotti le pratiche (altrimenti non ci chiameremmo Agile Coach).
A serious point of ethics for professional coaches holds that the coachee’s agenda must be the single guiding light of the coaching relationship. The coach exists solely for the coachee, not so for us. – Lyssa Adkins, Coaching Agile Teams.
Il contesto agile fa di noi dei Mentor e dei Teacher, l’attenzione alle persone e alla loro crescita fa di noi dei Coach.
Quando mi riferisco all’Agile Coach e al Professional Coach sto parlando di loro come ruoli, non come singoli individui in carne e ossa. Questo vuol dire che come professionisti possiamo, se ne abbiamo le qualifiche e l’esperienza, svolgere entrambe le professioni, quella del Coach professionista e quella dell’Agile Coach, basta essere consapevoli di quale ruolo stiamo rivestendo in quel momento. L’importante, come al solito, è la chiarezza con il nostro cliente, i nostri Coachee, i nostri team e soprattutto… con noi stessi!
Agile Coach o Scrum Master?
Altro tema scottante.
Ne ho già parlato in altri post e non mi stancherò mai di dirlo: lo Scrum Master è il nome di uno dei ruoli di Scrum che, nel framework, svolge il ruolo di Agile Coach o, per dirlo in altre parole, Scrum battezza l’Agile Coach con il nome di Scrum Master.
Non c’è differenza tra Scrum Master e Agile Coach, e anche se ti hanno detto che non è così, che lo Scrum Master è un “Junior Agile Coach”, questa è semplicemente una delle tante fake-agile che è davvero duro sradicare.
Ma ti prego, non devi credere a me: leggi la Scrum Guide e poi mi dici!
Conclusione.
Ora che abbiamo capito cosa fa un Agile Coach, è tempo di agire. Perciò comincia a mettere le tue “pantofole” comode e mettiti in moto per esplorare tutti gli “spazi” che un Agile Coach può occupare per dare il meglio di sé aiutando le persone a raggiungere risultati sorprendenti.
Buon (Agile) Coaching a tutti! 🚀
P.S.: non dimenticare che io ho bisogno di te e del tuo feedback. Non ha alcun senso scrivere se non c’è qualcuno che legge, discute, commenta, contribuisce o esprime una posizione diversa.
Puoi fare questo per me? 🙌





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